Breve introduzione all’hockey su prato

L’hockey (hockey su prato) è uno degli sport dilettantistici più diffusi: si gioca in più di 100 paesi ed in tutti i continenti. Si può affermare che in ogni civiltà, in ogni continente sono stati trovati dipinti, sculture, decorazioni di oggetti o racconti mitici di sport (o meglio di divertimenti collettivi) di “bastone e palla” direttamente riconducibili all’hockey: nelle tombe egizie della valle del Nilo di oltre 3000 anni fa, un affresco lo raffigura fra i giochi dei giovani dell’epoca; nell’Atene di Temistocle (500 a.C.) un bassorilievo di identico soggetto, rinvenuto nel 1892, abbelliva le mura della città. I legionari romani lo praticavano, tracce iconografiche sono state trovate nelle piramidi azteche e nei templi tibetani. Percorrendo a ritroso il fiume della storia le tracce di infittiscono e si localizzano in Europa, in special modo in Francia e nelle Isole Britanniche, dove nel Medioevo “nasce” il termine hockey dalla congiunzione di due vocaboli dalle radici simili: l’uno bretone (francese) hoquet che vuol dire “bastone da pastore” (erano infatti curvati alla sommità), l’altro sassone (inglese) hook che significa “uncino, falce, gancio”.

Che questa attività fosse molto praticata nell’Europa medioevale è testimoniato, oltre che dai notevoli riferimenti in scritti e miniature dell’epoca, anche da alcuni episodi ben precisi. In Francia era presente nel XII secolo, tra le corporazioini delle arti minori, anche quella dei fabbricanti di crosse (termine che nella regione parigina definiva il bastone da “hockey”) e, inoltre, nel 1363, in Inghilterra, re Edoardo III proibì con un apposito statuto questo ed altri giochi che stavano lentamente soppiantando il tiro con l’arco “che non poco onore e profitto ha dato alle imprese belliche del Reame”. Coloro che permettevano il gioco dell’hockey sui propri terreni erano puniti con tre anni di prigione ed una multa di 10 sterline; mentre gli strumenti del reato dovevano essere bruciati. I principali sport moderni vengono alla luce nell’Inghilterra vittoriana, nella metà del XIX secolo, quando la rivoluzione industriale, il telegrafo, i giornali, le ferrovie, le maggiori possibilità di istruzione e di tempo libero portano ad un deciso cambiamento delle condizioni sociali: non a caso nelle famose Public School inglesi nasce la moderna concezione dello sport, non solo momento ricreativo ma anche pedagogico, formativo del fisico e del carattere.

Tra il 1863 ed il 1875 dopo una lunga gestione di alcuni decenni, nascono ufficialmente in Inghilterra i football, il rugby e l’hockey moderni e si costruiscono le relative federazioni. I nomi delle località e dei college che tennero a battesimo quelli che poi sarebbero diventati i tre sport di squadra outdoor più diffusi al mondo son gli stessi: Eton, Rugby, Winchester, Blackheat, Cambridge, tutti (tranne Rugby) nelle immediate vicinanze di Londra. Nel 1861 nacque il primo club di hockey: nel giro di pochi anni si unirono molte altre formazioni e fu stipulato il primo regolamento ufficiale di gioco. Così come altri sport l’hockey si espanse nel modo per merito dei commercianti, degli educatori, dei soldati e degli studenti inglesi: ancora oggi si può notare come in diversi continenti l’hockey sia maggiormente praticato proprio nelle nazioni che in passato facevano parte dell’impero britannico. Nella stessa Europa fu determinantre l’apporto degli studenti universitari inglesi, degli educatori delle scuole linguistiche e dei dipendenti britannici delle numerose società miste che all’inizio del secolo operavano sul continente.

Fuori d’Europa le nazioni dove l’hockey attecchi più profondamente e rapidamente furono l’India, il Pakistan, l’Austalia e la Nuova Zelanda, nazioni che da sempre fanno parte, assieme alle europee Germania, Olanda, Inghilterra, del vertice dell’hockey mondiale. L’indiscussa prevalenza sulla scena internazionale, per decenni, dell’hockey indiano e pakistano (è dal 1928 che gli iorientali, tranne le parentesi di Monaco e Montreal, vincono ininterrottamente i Giochi Olimpionici) ha data una connotazione prevalentemente “asiatica” a questo sport che solo negli ultimi anni si sta riequilibrando: nelle Olimpiadi di Seul del 1988, l’oro olimpico è stato vinto dalla squadra della Gran Bretagna, che ha battuto in una finale “Tutta Europea” la squadra della Repubblica Federale di Germania. Nelle Olimpiadi di Barcellona del 1992, il titolo è andato alla squadra tedesca che ha superato in finale la forte squadra dell’Australia. Del tutto originale e degna di menzione fu la nascita e l’espandersi dell’hockey femminile: nel 1895 le donne che giocavano ad hockey in Inghilterra decisero di adottare le regole di gioco della già costituita Hockey Association (H.A. maschile) e chiesero di entrare a farne parte; gli uomini rifiutarono rispondendo che la H.A. era stata creata “nell’esclusivo interesse dei club maschili e che non si riteneva l’hockey sport adatto alla natura femminile…”.

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Le donne inglesi e l’hokcey di inzio secolo: gonna lunga, cravattino e tazza di tè…

Le testarde suffragette non si diedero per vinte e costituirono una loro federazione separata (inserendo la norma, ancora oggi vigente, che nessun uomo possa avere cariche direttive nelle società e nella federazione femminile inglese) e successivamente si adoperarono per la fondazione di una federazione internazionale esclusivamente femminile, l’IFWHA, che solamente nel 1982 si è fusa con la Federazione Internazionale di Hockey. L’hockey è sport olimpico dal 1908 per gli uomini e dal 1980 per le donne. Nel nostro paese l’hockey giunse più tradi rispetto alle altre principali nazioni europee con sporadiche apparizioni, a partire dal 1907, esclusivamente in alcuni circoli di nobili a Roma, a Palermo e a Venezia. Una rappresentativa italiana partecipò nel 1914 ad un torneo a Lipsia, in Germania, in occasione dell’esposizione mondiale dell’industria. La prima guerra modiale troncò sul nascere tutte queste iniziative. L’hockey riapparve timidamente nel periodo dal 1924 al 1932 quando alcune società praticanti l’hockey a rotelle cercarono, con alterni risultati, di far sviluppare la nuova disciplina.

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Una formazione del GUF Genova degli anni Quaranta. I liguir sono stati i dominatori dell’hockey italiano di anteguerra conquistando cinque scudetti su sei posti in palio.

L’effettiva data di nascita deve essere fissata al 1935, quando le autorità sportive dell’epoca considerando che nelle ormai prossime Olimpiadi di Berlino (1936) l’Italia avrebbe partecipato a tutte le attività previste dal programma, hockey escluso, decisero di intervenire direttamente per introdurre definitivamente questo sport in Italia per non essere in futuro più assenti da nessuna attivit del “tabellone” olimpico. La neonata disciplina fu affidata alla già operante Federazione Pattinaggio che nell’occazione cambiò nome in Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio (FIHP). Il primo incontro internazionale risale al 1942: si svolse a Roma contro la Croazia e fu vinto per 2 a 0. Nel 1942, in piena guerra, nacque anche l’hockey femminile con la disputa del primo campionato nazionale di categoria, che rimase purtroppo isolato: bisognerà poi attendere il 1968 per assistere alla rinscita in Italia dell’hockey giocato dalle donne. La ripresa del dopoguerra fu molto difficile: l’hockey, sempre affidato alla Federazione Pattinaggio, ebbe una crescita molto lenta ed il distacco dalla FIHP avvenne per gradi e si concluse nel 1973 con la formazione della Federazione Italiana Hockey su Prato (FIHSP) che nel 1978 divenne federazione effettiva del CONI. Nel 1984 la FIHSP ha mutato la denominazione in Federazione Italiana Hockey (FIH). Attualmente in Italia l’hockey è in piena evoluzione, lo giocano uomini e donne con la disputa dei campionati all’aperto e indoor di Serie A1, A2, B, C giovanili: juniores, ragazzi e allievi, oltre a numerosi tornei per le categorie under 12 e under10.

In molti paese del nord Europa, viene praticato nelle scuole in quanto unisce sia la parte atletica che quella di destrezza, necessaria a condurre la pallina con il bastone.

È una disciplina sportiva che ha molte somiglianze con il calcio, nonostante si usi un attrezzo per colpire la palla. Il terreno di gioco è rettangolare, preferibilmente in materiale sintetico (ma può essere di erba o altro materiale), e ha dimensioni di 91.40 m × 55 m (100 × 60 yard). Al centro dei due lati più corti vi sono 2 porte che misurano 3.66 m x 2.14 m (12 feet x 7 feet), davanti alle quali vi sono 2 aree (zone di tiro) quasi semi-circolar1 di 14.63 m (16 yards).

Dimensioni campo di hockey

Gli 11 giocatori possono essere sostituiti con panchina di 5 elementi — le sostituzioni sono continue e senza limitazioni. La partita, diretta da due arbitri, è composta da due tempi di 35 minuti con un intervallo di 10 minuti.

Le regole principali prevedono che sia vietato giocare la palla con la parte tonda del bastone, giocare la palla verso un avversario in maniera pericolosa (per esempio alzandola – ad eccezione di quando si tira in porta), giocare con il bastone sopra l’altezza delle spalle, oppure frapporsi volontariamente tra la pallina che si sta giocando e l’avversario in modo da impedirgli di intervenire. Inoltre è vietato toccare la palla con qualsiasi parte del corpo — escluso il portiere all’interno delle propria area di tiro.

Una rete può essere segnata solo se la palla viene giocata da un attaccante all’interno dell’area di tiro.

Interessante notare che nell’hockey su prato non esiste la posizione di fuori gioco, in modo da favorire tattiche improntate alla velocità e ai ribaltamenti continui di fronte d’attacco.

Il buon giocatore deve possedere tre qualità tecnico-tattico-fisiche basilari: destrezza, agilità e capacità di valutazione tattica del gioco.

Ma una caratteristica di questo sport è da ricercare in ambito culturale. L’hockey è, infatti, un sport che si considera da veri gentiluomini, dove le doti morali e comportamentali sono messe al primo posto.

Se la cosa vi incuriosice, non resta che provare…………… e crdetemi è molto divertente!!

Ricerca a cura di Fulvio Da Rold